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Carrieri: “Un anno terribile, ma il futuro può essere diverso”

dicembre - 23 - 2011

Un’intervista di fine anno, l’anno terribile. La notte di San Silvestro si farà festa,comunque, ma sarà difficile augurarci buona fine e buon principio. “La fine la conosciamo già-. ci dice Domenico Carrieri, professore ordinario di sociologia economica e del lavoro dell’università di Teramo- il futuro non è proprio roseo, anzi, visto che si chiama recessione. Ma non dobbiamo rassegnarci, possiamo costruircelo diverso da come si annuncia.”

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Carrieri è autore di saggi e pubblicazioni fra cui le due più recenti e attuali, “ Come cambia il lavoro”, scritto in collaborazione con Cesare Damiano già ministro del Lavoro e “La regolazione del lavoro”. Parlando con lui si avverte una costante attenzione alla “umanità” e alla “ dignità” del lavoro. Non è un caso che guardando alle politiche propugnate dagli organismi europei sottolinea che c’è “ solo una idea comune che guida e indirizza le scelta politiche europee, il rigore dei bilanci, come si evince dalle prese di posizione, dalle lettere inviate ai governi ai quali si dettano le misure da adottare per affrontare la crisi”. “Non che il rigore dei bilanci- precisa- non sia un fattore di risanamento, ma non è sufficiente per affrontare il vero nodo, le politiche sociali, di sviluppo”.

Lo “spazio sociale” europeo di Jaques Delors

E richiama lo “spazio sociale”, proposto da Jacques Delors, presidente della Commissione Ue che, nel 1988 e poi nel 1989 parlava di “una maggiore coesione economica e sociale,” proponeva “l’adozione di una carta sociale, tesa ad uniformare i diritti sociali dei lavoratori comunitari.” “Oggi non mi pare – afferma-che le ricette europee siano orientate a favore del mondo del lavoro, dei lavoratori e delle imprese, problemi questi collettivi dell’Europa, non solo delle singole nazioni.” In questo quadro operano Monti e il suo governo che devono recuperare credibilità a livello internazionale. Ma la situazione cui far fronte in campo nazionale non è delle più facili. Carrieri parla di “fibrillazioni di vario tipo, drammaticità dei conti pubblici,difficoltà di natura finanziaria, peggioramento della condizione economica delle famiglie, sempre maggiore percezione di insicurezza sociale, una questione salariale, disagi e limitazioni nell’organizzazione del lavoro”. “

Incrociare equità e margini per lo sviluppo

Incrociare equità e margini per lo sviluppo- prosegue- è il grande problema cui la la manovra dovrebbe dare concretezza. Ma così non è anche se alcuni segnali in direzione dell’equità si è tentato di darli, ma sono troppo timidi . La maggioranza del Parlamento è ancora di centrodestra e lo stesso Monti, di fatto, non può non tenere conto di questo. C’è oggettivamente un’ipoteca di Berlusconi. Faccio un esempio: l’ex presidente del Consiglio vinse le elezioni annunciando l’abolizione dell’Ici sulla prima casa,parlando alla parte più debole del Paese. Ora dirà che l’ha dovuta accettare, così come affermerà che invece di tagliare le spese è stato aumentato il prelievo fiscale. Saranno tutti temi che sfrutterà nella campagna elettorale”. Monti, intanto, dovrà operare con continue mediazioni fra le due maggiori forze che lo sostengono e che hanno programmi orientamenti, progetti del tutto diversi.” Allora ,viene la domanda: che fare ?

Il centrosinistra si muova in sintonia con la parte più debole

Carrieri sostiene che “ bisogna uscire dai vecchi schemi, lo stesso centrosinistra imposta le proprie politiche basandosi sullo stato di necessità. Mentre dovrebbe muoversi in sintonia con la parte più debole, evitando provvedimenti, la casa appunto, che hanno portata sociale, per mettere in campo misure che colpiscano davvero quella parte del paese che non paga, non ha mai pagato.. Qualche passo è stato fatto, ma senza dirlo, quasi di nascosto. La patrimoniale, come avviene in tanti paesi europei, era e resta lo strumento non solo per accumulare risorse, ma anche per attenuare le disuguaglianze. Bisogna dirlo ad alta voce così si porta in primo piano il capitolo dell’equità sociale”. E critica Monti perché ,proprio nella difficoltà ad operare che incontra, “ dovrebbe aprire un tavolo con i sindacati, le forze sociali. Non si capisce perché non lo ha fatto, se ciò è dovuto a un richiamato stato di necessità, di urgenza o da una visione verticista, liberal democratica, dei rapporti fra istituzioni e rappresentanze sociali.” Ma anche i sindacati “ devono metterci del loro, possono scambiare sacrifici richiesti con benefici da acquisire, parlo di un piano straordinario per l’occupazione e redditi per i giovani , sostegno ai redditi più bassi, percorsi previdenziali cui destinare risorse derivanti appunto dai sacrifici di tutti. Un disegno ampio, insomma, di protezione sociale capace di includere il lavoro instabile e precario. Proprio perché il mondo del lavoro è immerso nell’economia globale, manifesta una crescente insicurezza , si richiedono soluzioni meno congiunturali. E’ vero che è compito dei sindacati tutelare i propri rappresentati, ma dovrebbero avere progetti di più ampio respiro,un pensiero più lungo, uno sguardo al futuro, andando oltre le istanze corporative, parlando a precari,atipici, disoccupati, emigrati, tutti gli sfruttati. ” Forse la divisione sindacale ha pesato molto chiediamo a Carrieri ?

La mancanza di un sindacalismo che operi a livello europeo

“Si è così, ma si avverte anche la mancanza di un sindacalismo europeo che affronti, appunto, i problemi della recessione, della disoccupazione, dei diritti. Il fatto che Confindustria- prosegue- abbia dato disponibilità ad affrontare i problemi dello sviluppo, della crescita, che abbia firmato l’accordo che regola le relazioni sindacali con Cgil, Cisl, Uil è molto importante. Si prospetta un potenziamento intelligente della contrattazione a livello aziendale ma dentro un contratto nazionale solido, misurando la reale rappresentanza delle singole organizzazioni. E’ in questo quadro che si può affrontare il problema della produttività, con patti stabiliti a livello territoriale. Certo l’articolo 8 inserito nella manovra finanziaria dal governo Berlusconi relativo alla liberta di licenziamento, ha rischiato di lacerare il tessuto che si era ricomposto. Ma ora questo articolo è andato in default.” A questo punto non poteva che esserci una domanda su Marchionne, la Fiat, l’esclusione della Fiom dalla rappresentanza sindacale nelle aziende del gruppo. “ E’una ferita- sottolinea il professore-rispetto all’accordo interconfederale, colpisce non solo le libertà sindacali ma anche gli imprenditori. Fiat che lascia Confindustria non è proprio un fatto esaltante. Occorre un intervento legislativo per cambiare l’articolo 19 della Statuto.

L’articolo 18 non è un problema prioritario

Una parola sull’articolo 18. Non mi sembra che sia una priorità, i singoli imprenditori non ne fanno un problema. La questione vera è che si deve ristabilire un clima di fiducia fra lavoratore e imprenditori, garanzia di stabilità e certezza. Per questo credo che per affrontare la crisi sia necessario un nuovo patto sociale, capace di aggiornare un compromesso durevole ed efficace tra gli interessi delle imprese e le ragioni del lavoro, e più in generale tra democrazia e mercato.”

Ci avviamo a concludere la conversazione. Carrieri individua nel lavoro il motore per affrontare la crisi e il modo per superarla. “Intorno al lavoro- dice- si deve concentrare una parte significativa dei problemi e delle aspettative sociali in modo che, illavoro appunto, sia uno snodo rilevante dei capitalismi contemporanei.” E qui un garbato invito anche ai partirti del centrosinistra, un sollecito a rielaborare un’offerta di rappresentanza in sintonia con i cambiamenti sociali in corso, se non vogliono perdere il rapporto con segmenti significativi del mondo del lavoro.”

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