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Il partito del Loden

febbraio - 1 - 2012

Lo spread, oltre ad essere “il motore delle riforme”. della caduta di Berlusconi e della fine della Seconda Repubblica, può riservare altre sorprese: può portare alla nascita del “Partito in Loden” e al decollo della Terza Repubblica

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Mario Monti e Corrado Passera tirano un lungo sospiro do sollievo. Il presidente del Consiglio e il superministro dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti, nei rispettivi uffici, devono aver brindato, sia pure in maniera riservata e compassata, nei loro rispettivi uffici. Lo spread tra i Btp decennali italiani e i Bund tedeschi ieri dopo due mesi di boom ha fatto un bel balzo indietro: il differenziale tra i due titoli del debito pubblico è calato fino a quota 385  e la Borsa di Milano è salita del 2,87%. Lo Stato ha pagato per i Btp tassi d’interesse del 5.82%.
Brillanti e sudati  successi. Dal 18 novembre Monti, quando ebbe la fiducia dalla Camera e prese il posto di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, non ha conosciuto un giorno così bello. Lo spread è stato il suo assillo. Nonostante il decreto “salva Italia” di dicembre (una manovra-stangata da ben 35 miliardi di euro, basata  su tasse e stretta sulle pensioni), lo spread restava a livelli stratosferici, a quota 500-400. Il 6 gennaio, il giorno di un’amara festa della Befana,  il differenziale Btp-Bund era arrivato addirittura alla vetta di 530 punti. Lo Stato aveva pagato un proibitivo tasso d’interesse di quasi l’8% per far comprare i Btp decennali agli investitori italiani ed internazionali. Il timoniere del governo tecnico era allarmato. Uno spread a quota 500 era un peso difficile da reggere a lungo, poteva portare velocemente al crack i conti pubblici.
Poi, dopo la visita del presidente del Consiglio alla City di Londra, è cominciata ad arrivare la schiarita. Gli analisti finanziari britannici hanno apprezzato il presidente-economista. Barack Obama gli ha fissato un incontro a Washington. Angela Merkel ha lodato il decreto “salva Italia” e quello “cresci Italia”  sulle liberalizzazioni. Il vertice Ue di lunedì sul nuovo patto di bilancio non è andato male per l’Italia. Così lo spread prima è sceso a quota 450 punti e poi si è ridotto ancora fino ai 385 punti di ieri.
Come mai? “Monti può contare sui due veri poteri forti che contano: gli americani e il Vaticano”, risponde un deputato del Terzo polo alla Camera. C’è poi il mondo delle banche italiane, il terzo potere forte, che sostiene lo sforzo di risanamento del tandem Monti-Passera (il primo è un economista stimato dalla finanza anglosassone e il secondo per anni è stato amministratore delegato di Banca Intesa).
Il presidente del Consiglio negli ultimi dieci giorni è andato più volte in televisione per spiegare le misure del suo esecutivo dirette a ridurre il deficit pubblico e riavviare lo sviluppo economico. A Otto e Mezzo (La 7), Che Tempo Che Fa (Rai tre), In Mezz’Ora (Rai Tre), al Tg1 e al Tg5 ha invitato alla responsabilità, all’impegno, alla sobrietà gli italiani e la sua vastissima, inedita e variegata maggioranza parlamentare composta da Pdl, Pd, Terzo polo. Al Tg5 ieri ha precisato: l’obiettivo di una discesa dello spread “non è ancora raggiunto, deve scendere ancora e scenderà”, ma “la tendenza è decrescente, siamo scesi di 200 punti rispetto a novembre”.  Il presidente-professore non sembra temere “i malumori” esistenti, soprattutto, nel Pdl ma anche del Pd per i suoi provvedimenti impopolari.  Ha apprezzato il sostegno “particolarmente significativo” dato da Berlusconi al governo. Più volte, con modi compassati, ha indicato “la continuità” di iniziative con l’esecutivo del Cavaliere e il fatto di essere stato chiamato dai “partiti” per affrontare una situazione di emergenza.
Se lo spread va ancora giù e la disoccupazione diminuisce, il presidente del Consiglio “in loden”, come molti suoi ministri,  fa tombola. Lo spread “è il motore” delle riforme, ha sottolineato nei giorni scorsi Mario Draghi, presidente della Bce, la Banca centrale europea. Lo spread, però, oltre al essere “il motore” delle riforme, dell’archiviazione politica di Berlusconi, della fine della Seconda Repubblica, può portare anche altre sorprese: può portare anche la nascita del “Partito del Loden” e il sorgere della Terza Repubblica.
“Dopo l’estate nascerà il partito di Monti-Passera. Tutto è pronto, anche i finanziamenti. Si presenterà alle elezioni politiche del 2013 e cercherà di diventare la forza egemone della politica italiana”, dice un parlamentare del Terzo polo. Il disegno sembra impensierire soprattutto il Pdl che teme pesanti conseguenze. Un “Partito in Loden”, centrista, liberale d’ispirazione cristiana, potrebbe raccogliere una valanga di consensi, sottraendo voti sia al Pd e sia, soprattutto, al partito di Berlusconi. I risultati economici positivi dei tecnici al governo, gli scandali scoppiati nel Pdl e nel Pd,  l’”odio anti casta” verso i partiti, potrebbero essere il trampolino di lancio di una lista elettorale Monti-Passera.
Ma per ora non c’è nessuna conferma di questa ipotesi. Il presidente del Consiglio, parlando al Tg5, esclude una sua discesa in politica nel 2013. L’anno prossimo la sua, ha sottolineato, “sarà una parentesi chiusa”. Passera, invece, lascia aperta una possibilità ad un suo impegno futuro in politica. Entrerà in politica? Il superministro, andando a dicembre a Che Tempo che fa, ha risposto: “Non so se ne sono capace”. Comunque “vedremo”. Tra Monti e Passera sembra che esista qualche dissenso. Ma c’è chi scommette su una intesa: Monti potrebbe fare il presidente della Repubblica e Passera il presidente del Consiglio. Il Terzo polo, grande sostenitore dell’esecutivo Monti, è in vigile attesa.

Mario Monti e Corrado Passera tirano un lungo sospiro do sollievo. Il presidente del Consiglio e il superministro dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti, nei rispettivi uffici, devono aver brindato, sia pure in maniera riservata e compassata, nei loro rispettivi uffici. Lo spread tra i Btp decennali italiani e i Bund tedeschi ieri dopo due mesi di boom ha fatto un bel balzo indietro: il differenziale tra i due titoli del debito pubblico è calato fino a quota 385  e la Borsa di Milano è salita del 2,87%. Lo Stato ha pagato per i Btp tassi d’interesse del 5.82%.
Brillanti e sudati  successi. Dal 18 novembre Monti, quando ebbe la fiducia dalla Camera e prese il posto di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, non ha conosciuto un giorno così bello. Lo spread è stato il suo assillo. Nonostante il decreto “salva Italia” di dicembre (una manovra-stangata da ben 35 miliardi di euro, basata  su tasse e stretta sulle pensioni), lo spread restava a livelli stratosferici, a quota 500-400. Il 6 gennaio, il giorno di un’amara festa della Befana,  il differenziale Btp-Bund era arrivato addirittura alla vetta di 530 punti. Lo Stato aveva pagato un proibitivo tasso d’interesse di quasi l’8% per far comprare i Btp decennali agli investitori italiani ed internazionali. Il timoniere del governo tecnico era allarmato. Uno spread a quota 500 era un peso difficile da reggere a lungo, poteva portare velocemente al crack i conti pubblici.
Poi, dopo la visita del presidente del Consiglio alla City di Londra, è cominciata ad arrivare la schiarita. Gli analisti finanziari britannici hanno apprezzato il presidente-economista. Barack Obama gli ha fissato un incontro a Washington. Angela Merkel ha lodato il decreto “salva Italia” e quello “cresci Italia”  sulle liberalizzazioni. Il vertice Ue di lunedì sul nuovo patto di bilancio non è andato male per l’Italia. Così lo spread prima è sceso a quota 450 punti e poi si è ridotto ancora fino ai 385 punti di ieri.
Come mai? “Monti può contare sui due veri poteri forti che contano: gli americani e il Vaticano”, risponde un deputato del Terzo polo alla Camera. C’è poi il mondo delle banche italiane, il terzo potere forte, che sostiene lo sforzo di risanamento del tandem Monti-Passera (il primo è un economista stimato dalla finanza anglosassone e il secondo per anni è stato amministratore delegato di Banca Intesa).  Il presidente del Consiglio negli ultimi dieci giorni è andato più volte in televisione per spiegare le misure del suo esecutivo dirette a ridurre il deficit pubblico e riavviare lo sviluppo economico. A Otto e Mezzo (La 7), Che Tempo Che Fa (Rai tre), In Mezz’Ora (Rai Tre), al Tg1 e al Tg5 ha invitato alla responsabilità, all’impegno, alla sobrietà gli italiani e la sua vastissima, inedita e variegata maggioranza parlamentare composta da Pdl, Pd, Terzo polo. Al Tg5 ieri ha precisato: l’obiettivo di una discesa dello spread “non è ancora raggiunto, deve scendere ancora e scenderà”, ma “la tendenza è decrescente, siamo scesi di 200 punti rispetto a novembre”.  Il presidente-professore non sembra temere “i malumori” esistenti, soprattutto, nel Pdl ma anche del Pd per i suoi provvedimenti impopolari.  Ha apprezzato il sostegno “particolarmente significativo” dato da Berlusconi al governo. Più volte, con modi compassati, ha indicato “la continuità” di iniziative con l’esecutivo del Cavaliere e il fatto di essere stato chiamato dai “partiti” per affrontare una situazione di emergenza.Se lo spread va ancora giù e la disoccupazione diminuisce, il presidente del Consiglio “in loden”, come molti suoi ministri,  fa tombola. Lo spread “è il motore” delle riforme, ha sottolineato nei giorni scorsi Mario Draghi, presidente della Bce, la Banca centrale europea. Lo spread, però, oltre al essere “il motore” delle riforme, dell’archiviazione politica di Berlusconi, della fine della Seconda Repubblica, può portare anche altre sorprese: può portare anche la nascita del “Partito del Loden” e il sorgere della Terza Repubblica. “Dopo l’estate nascerà il partito di Monti-Passera. Tutto è pronto, anche i finanziamenti. Si presenterà alle elezioni politiche del 2013 e cercherà di diventare la forza egemone della politica italiana”, dice un parlamentare del Terzo polo. Il disegno sembra impensierire soprattutto il Pdl che teme pesanti conseguenze. Un “Partito in Loden”, centrista, liberale d’ispirazione cristiana, potrebbe raccogliere una valanga di consensi, sottraendo voti sia al Pd e sia, soprattutto, al partito di Berlusconi. I risultati economici positivi dei tecnici al governo, gli scandali scoppiati nel Pdl e nel Pd,  l’”odio anti casta” verso i partiti, potrebbero essere il trampolino di lancio di una lista elettorale Monti-Passera.Ma per ora non c’è nessuna conferma di questa ipotesi. Il presidente del Consiglio, parlando al Tg5, esclude una sua discesa in politica nel 2013. L’anno prossimo la sua, ha sottolineato, “sarà una parentesi chiusa”. Passera, invece, lascia aperta una possibilità ad un suo impegno futuro in politica. Entrerà in politica? Il superministro, andando a dicembre a Che Tempo che fa, ha risposto: “Non so se ne sono capace”. Comunque “vedremo”. Tra Monti e Passera sembra che esista qualche dissenso. Ma c’è chi scommette su una intesa: Monti potrebbe fare il presidente della Repubblica e Passera il presidente del Consiglio. Il Terzo polo, grande sostenitore dell’esecutivo Monti, è in vigile attesa.

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