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Lavoro, la trattativa non decolla

febbraio - 2 - 2012

Secondo incontro tra il ministro del Welfare e la parti sociali. Si mantiene un clima di cauta diffidenza, soprattutto dopo l’uscita pubblica del ministro Fornero sull’articolo 18: se c’è l’accordo bene, altrimenti procederemo da soli. Intanto, esponenti del Partito democratico a convegno (presenti tra gli altri Damiano, Nerozzi, D’Antoni, Fassina) dicono: o c’è accordo con i sindacati o il Pd non voterà la riforma

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Poteva andare peggio. È questa in sintesi la valutazione dei sindacati a conclusione del secondo confronto con il ministro del Welfare, di fatto il primo dopo aver respinto le ” linee guida” presentate da Elsa Fornero giorni fa. Perlomeno, di qualcosa si è discusso, anche se tutto resta nel vago. Una sola cosa sembra essere nella testa di Fornero, Passera, e di Marcegaglia che entra a far parte del coro, anche se sullo sfondo: cioè l’articolo 18, dal quale dipenderebbero le sorti dell’occupazione nel nostro Paese. Se lo si elimina arriva il bengodi. Il “poteva andar peggio” dei sindacati significa rinunciare alla speranza che il governo si renda conto della realtà delle cose, cessi di parlare per slogan o battute e entri nel merito dei problemi reali.

Camusso: assenti due temi, sviluppo e crescita

“Dobbiamo apprezzare, pur usando condizionali obbligatori” – afferma Susanna Camusso, segretario generale della Cgil – “l’intento del governo di voler lavorare per fare un accordo”, ma “continuano a essere molto assenti” due temi, cioè l’aumento dei salari basato sul fisco, e non solo sulla produttività, e il tema dello sviluppo e della crescita. Affrontato anche il problema delle pensioni con il rischio per decine di migliaia di lavoratori di rimanere senza salario e senza pensioni. All’incontro, un convitato di pietra, Mario Monti, il quale ha preferito non presentarsi dopo l’intervento di ieri, quell’elogio al posto di lavoro mobile, medicina contro la monotonia. Un intervento che ha scavato un solco con il Pd, in particolare, ed ha visto la reazione dei sindacati, dei movimenti dei giovani, dei precari. Proprio a poche ore dalla conclusione dell’incontro poco lontano da palazzo Chigi, nella sede del Pd si svolgeva, quasi in parallelo, un convegno sul tema “Lavoro, precarietà, più diritti, più tutele, più occupazione”. Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, Cesare Damiano, capogruppo democratico alla Commissione lavoro della Camera, parlamentari Pd come Nerozzi, D’Antoni, Madia, si sono fatti sentire, hanno inviato un preciso segnale al governo.

Damiano: è finito il tempo delle battute

Dice Damiano che il tempo delle battute è finito. “Nessuno – afferma – rivendica più il posto fisso per tutta la vita, tanto meno i giovani, ma nessuno può tollerare la precarietà e i bassi salari che caratterizzano oggi il mercato del lavoro. Al primo posto dobbiamo mettere risorse per la crescita, se vogliamo aumentare l’occupazione, e rendere più facili le assunzioni e non i licenziamenti: la proposta del ministro Fornero di consentire il licenziamento individuale per motivi economici, senza reintegrazione, non è accettabile”. Rivolto alla Fornero, che continua a ripetere come un disco rotto che o c’è l’intesa o il governo decide per suo conto, ha ricordato che continuare a battere questo tasto, diventa una vera e propria provocazione.

Fassina: gravissimo l’uso della parola “apartheid”

Fassina ritiene gravissimo che Monti abbia usato la parola ” apartheid”, che” esisterebbe – a parere del premier – nel mondo del lavoro tra chi è già dentro e chi fa fatica a entrare. “Chi sarebbero i segregatori?”, si è domandato il esponente del Pd. Monti – ha proseguito – è un grande esperto di mercato delle merci e della finanza ma non del mercato del lavoro. Ancora: se al Parlamento venisse presentato un provvedimento senza l’accordo dei sindacati si aprirebbero molti problemi”. Nerozzi annuncia che se alla fine del confronto non ci sarà la firma dei sindacati lui non voterà a favore del testo che presenterà Monti, al quale consiglia di lasciare a Martone le brutte battute (come quella dei “giovani sfigati se si laureano dopo i 28 anni”, ndr). D’Antoni pone un problema politico, “o c’è un accordo fra governo e parti sociali o il Pd non vota niente”. Insomma il confronto fra parti sociali e governo si muove in parallelo con la vicenda politica del governo.

Fornero: non vogliamo perdere ll treno della riforma

Fornero, dopo aver ribadito che il governo andrà avanti anche senza accordo per concludere entro due o tre settimane per attuare la riforma del lavoro “perché non vuol perdere questo treno” ha annunciato un nuovo incontro fra una decina di giorni. Sulla riforma delle pensioni, incurante dei danni che provoca per decine di migliaia di lavoratori e della richiesta ferma dei sindacati, del Pd, di apportare le necessarie correzioni nel decreto Milleproroghe in discussione al Senato, dice “non si tocca, non voglio essere arrogante, ma ha determinato la riduzione dello spread”. Qualche apertura sulle assunzioni di giovani. Ha parlato di un “contratto progressivamente stabilizzante” non chiudendo, ma neppure aprendo in merito alla proposta dei sindacati di “utilizzare” l’apprendistato. Sulla questione degli ammortizzatori sociali sembra venir meno il disegno di eliminare la cassa integrazione straordinaria. Ma la preferenza del governo è quella di trasformare la Cig in indennità di disoccupazione, tagliando il cordone ombelicale fra lavoratori e posto di lavoro. Al tavolo infine si dovrà discutere dell’articolo 18. Fornero ha tirato fuori una bizzarra ipotesi parlando di “flessibilità buona e flessibilità cattiva” ( in entrata e in uscita, ndr) nel tentativo di confondere le acque.

Viene da Fassina, da Damiano, da numerosi interventi di professori, esperti di diritto del lavoro presenti al convegno del Pd un chiaro segnale: per creare occupazione occorre una politica che punti alla crescita.” L’articolo 18 non c’entra niente – ammonisce Fassina – si dica la verità da parte di chi ne sostiene l’abolizione: si vuole indebolire il potere negoziale dei lavoratori, ridurre il costo del lavoro, un filone molto noto a Bruxelles e a Francoforte, una strada che sta portando a sbattere l’euro”. Dai sindacati l’invito al governo a muoversi con cautela su questo delicato terreno.

Bonanni, segretario generale Cisl, dice: “Spero che in tutti ci sia l’idea che sia sbagliato mettersi in testa di far cadere un simbolo. L’effetto sulla gente sarà devastante. Invitiamo il Governo a usare molta cautela, perché siamo in una fase delicata”. Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti si chiede: “Ma si lavora per fare un accordo o solo per individuare soluzioni che poi il governo si riserva di valutare?”. E sull’art.18: “Per licenziare ci vuole un giustificato motivo e l’onere della prova deve essere a carico dell’impresa. Altrimenti è un sopruso o una discriminazione”. Camusso: “Il problema è l’occupazione non i licenziamenti” e rivolta al convitato di pietra, Monti, chiosa: “In Italia ci sarebbero tantissime persone felici di annoiarsi e tantissime che non possono perché stanno cercando un posto di lavoro. Bisognerebbe parlare con attenzione – aggiunge – perché spesso parliamo della disperazione di chi ha perso il lavoro o sta per perderlo. Più che usare delle battute bisognerebbe indicare a loro qual è la strada da prendere”.

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