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Berlusconi apre alla Grosse Koalition in salsa montiana

marzo - 1 - 2012

Da Bruxelles Berlusconi “apre” a un’alleanza con Udc Api e Fli, che coinvolga anche i Democratici, ma è nettamente contrario il Pd ( o almeno il segretario): “E’ un’ipotesi che non esiste”

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Al vertice europeo di Bruxelles Mario Monti tesse la sua tela diplomatica. Dal colloquio con Angela Merkel ha tratto la convinzione che la Germania possa accettare di allargare i cordoni della borsa con il potenziamento del fondo salva-Stati.Del resto si tratta di un leit-motiv che va avanti da mesi e sul quale insiste mezza Europa quale unica soluzione per riprendere a crescere. Col fiscal compact in cassaforte Berlino può anche compiere un passo avanti: la brusca discesa dello spread sui Bund tedeschi si spiega proprio con la convinzione dei mercati che il rafforzamento dell’Esm sia ormai vicino. Se la cancelliera tedesca dirà sì entro marzo, si tratterà di un successo dell’uomo che potrebbe così ambire al titolo di “europeo dell’anno”.  Ma Monti ha lanciato anche un avvertimento: 15 mesi di governo non saranno sufficienti per completare il cambiamento dell’Italia. L’esecutivo dei tecnici ha avviato il cammino, spetterà alla politica concluderlo.
Su questo fronte c’è tuttavia una quasi novità: la disponibilità di Silvio Berlusconi ad una maggioranza politica Pdl-Pd-terzo polo (aperta alla Lega) per sostenere ancora un governo Monti con ministri espressi dai tre partiti. Il Cavaliere ha spiegato che tutto dipenderà da un eventuale accordo sulle riforme istituzionali e sulla legge elettorale.
Non si tratta di un improvviso cambio di strategia. Che fosse nell’aria era chiaro da settimane, lo stesso Bossi l’aveva denunciato apertamente per sottolineare la distanza che oramai separa il Carroccio da Arcore.
Quella del Cavaliere è un’apertura che, secondo alcuni osservatori, preluderebbe alla realizzazione di un nuovo grande contenitore, quel ‘Grande centro’ moderato e trasversale ai Poli, fortemente voluto dai cattolici di ogni forza politica. Con l’attuale presidente del Consiglio ancora protagonista.
Di fatto, Berlusconi, rilanciando la Grosse Koalition, risponde indirettamente a Pier Ferdinando Casini che, pur sedendo insieme a lui nel Ppe, esclude un ritorno nel centrodestra finché ci sarà il Cavaliere ma insiste perché la grande coalizione in salsa italiana proietti la sua durata oltre le politiche del 2013 perché “le ragioni che hanno portato Monti a palazzo Chigi non si saranno esaurite l’anno prossimo“.
Berlusconi ha colto questa contraddizione che in parte è giustificata dalla necessità di Casini di tenere unito il terzo polo dove Gianfranco Fini da’ segni di disagio e già parla di trasformazione in “rassemblement“. Il presidente della Camera certo non intende tornare alla corte berlusconiana e nemmeno subire la leadership di fatto del leader Udc: sembra pensare più a una federazione con Casini e Rutelli che ad un vero e proprio partito.
Ma a subire l’onda d’urto della mossa del Cavaliere è soprattutto il Pd che non può scoprire in anticipo le proprie carte e deve mantenere i contatti con la sinistra. La  polemica prima intestina tra Fassina e Veltroni e poi nello schieramento tra Veltroni e Vendola dimostra che le distanze sono notevoli: perciò Bersani osserva che la Grande Coalizione “non esiste in natura” e si tiene le mani libere. “Ho sempre speranza -dice Bersani- che il nostro Paese possa vivere in una buona dialettica democratica, dove si fanno i governi non con il manuale Cencelli ma autorevoli, tecnica e politica, con maggioranze coerenti con dei programmi che offrono ai cittadini una scelta”. Il segretario Democrat osserva anche che “in tutto il mondo è così e il rischio è che a furia di ricette originali l’Italia si proietti con difficoltà nel futuro”.
Quanto alla possibilità che Berlusconi apra ad un nuovo governo di unità nazionale perché aspira al Quirinale, Bersani taglia corto: “Sognare non è vietato a nessuno”.
E il capogruppo alla camera, Francescani “sottoscrive  totalmente” le parole di Bersani. “Abbiamo detto sin dal primo giorno che la maggioranza che sostiene il governo Monti per salvare il Paese dall’abisso in cui l’aveva portato Berlusconi, è fatta di avversari che torneranno ad essere tali alle prossime elezioni e dopo di esse. Nessuna ambiguità può esserci e ci sarà su questo”.
Non è in discussione la lealtà verso Monti ma il percorso di avvicinamento alle politiche. Le amministrative rappresenteranno un test importante.
Il Pdl sembra dare per scontato un forte calo (gli ultimi sondaggi di Demopolis lo danno al minimo storico del 21 per cento) anche perché c’e’ una buona quota di astensionisti e indecisi.
Meglio il Pd al 27, ma in crescita sono soprattutto le opposizioni: sinistra vendoliana, dipietristi e Lega.
Umberto Bossi in particolare pensa che la frattura con Berlusconi sia ormai insanabile e che il Pdl obbedisca alle pressioni del Quirinale per continuare con il governo dei tecnici. “Lo fa per tattica elettorale“, replica l’ex premier, che comunque appare preoccupato della possibile perdita di molte roccaforti a livello locale.
Rosy Bindi critica il tentativo di tornare al proporzionale e sostiene che quella del governo tecnico è una stagione a termine: nel 2013 bisogna tornare al bipolarismo perché il compito di Monti non è di commissariare la politica. Ma questo schema rischia di infrangersi di fronte agli effetti delle manovre centriste.

Berlusconi apre alla Grosse Koalition in salsa montiana
Da Bruxelles Berlusconi “apre” a un’alleanza con Udc Api e Fli, che coinvolga anche i Democratici, ma è nettamente contrario il Pd ( o almeno il segretario): “E’ un’ipotesi che non esiste”

Al vertice europeo di Bruxelles Mario Monti tesse la sua tela diplomatica. Dal colloquio con Angela Merkel ha tratto la convinzione che la Germania possa accettare di allargare i cordoni della borsa con il potenziamento del fondo salva-Stati.Del resto si tratta di un leit-motiv che va avanti da mesi e sul quale insiste mezza Europa quale unica soluzione per riprendere a crescere. Col fiscal compact in cassaforte Berlino può anche compiere un passo avanti: la brusca discesa dello spread sui Bund tedeschi si spiega proprio con la convinzione dei mercati che il rafforzamento dell’Esm sia ormai vicino. Se la cancelliera tedesca dirà sì entro marzo, si tratterà di un successo dell’uomo che potrebbe così ambire al titolo di “europeo dell’anno”.  Ma Monti ha lanciato anche un avvertimento: 15 mesi di governo non saranno sufficienti per completare il cambiamento dell’Italia. L’esecutivo dei tecnici ha avviato il cammino, spetterà alla politica concluderlo.
Su questo fronte c’è tuttavia una quasi novità: la disponibilità di Silvio Berlusconi ad una maggioranza politica Pdl-Pd-terzo polo (aperta alla Lega) per sostenere ancora un governo Monti con ministri espressi dai tre partiti. Il Cavaliere ha spiegato che tutto dipenderà da un eventuale accordo sulle riforme istituzionali e sulla legge elettorale.Non si tratta di un improvviso cambio di strategia. Che fosse nell’aria era chiaro da settimane, lo stesso Bossi l’aveva denunciato apertamente per sottolineare la distanza che oramai separa il Carroccio da Arcore.
Quella del Cavaliere è un’apertura che, secondo alcuni osservatori, preluderebbe alla realizzazione di un nuovo grande contenitore, quel ‘Grande centro’ moderato e trasversale ai Poli, fortemente voluto dai cattolici di ogni forza politica. Con l’attuale presidente del Consiglio ancora protagonista. Di fatto, Berlusconi, rilanciando la Grosse Koalition, risponde indirettamente a Pier Ferdinando Casini che, pur sedendo insieme a lui nel Ppe, esclude un ritorno nel centrodestra finché ci sarà il Cavaliere ma insiste perché la grande coalizione in salsa italiana proietti la sua durata oltre le politiche del 2013 perché “le ragioni che hanno portato Monti a palazzo Chigi non si saranno esaurite l’anno prossimo“.Berlusconi ha colto questa contraddizione che in parte è giustificata dalla necessità di Casini di tenere unito il terzo polo dove Gianfranco Fini da’ segni di disagio e già parla di trasformazione in “rassemblement“. Il presidente della Camera certo non intende tornare alla corte berlusconiana e nemmeno subire la leadership di fatto del leader Udc: sembra pensare più a una federazione con Casini e Rutelli che ad un vero e proprio partito.
Ma a subire l’onda d’urto della mossa del Cavaliere è soprattutto il Pd che non può scoprire in anticipo le proprie carte e deve mantenere i contatti con la sinistra. La  polemica prima intestina tra Fassina e Veltroni e poi nello schieramento tra Veltroni e Vendola dimostra che le distanze sono notevoli: perciò Bersani osserva che la Grande Coalizione “non esiste in natura” e si tiene le mani libere. “Ho sempre speranza -dice Bersani- che il nostro Paese possa vivere in una buona dialettica democratica, dove si fanno i governi non con il manuale Cencelli ma autorevoli, tecnica e politica, con maggioranze coerenti con dei programmi che offrono ai cittadini una scelta”. Il segretario Democrat osserva anche che “in tutto il mondo è così e il rischio è che a furia di ricette originali l’Italia si proietti con difficoltà nel futuro”.Quanto alla possibilità che Berlusconi apra ad un nuovo governo di unità nazionale perché aspira al Quirinale, Bersani taglia corto: “Sognare non è vietato a nessuno”. E il capogruppo alla camera, Francescani “sottoscrive  totalmente” le parole di Bersani. “Abbiamo detto sin dal primo giorno che la maggioranza che sostiene il governo Monti per salvare il Paese dall’abisso in cui l’aveva portato Berlusconi, è fatta di avversari che torneranno ad essere tali alle prossime elezioni e dopo di esse. Nessuna ambiguità può esserci e ci sarà su questo”.
Non è in discussione la lealtà verso Monti ma il percorso di avvicinamento alle politiche. Le amministrative rappresenteranno un test importante. Il Pdl sembra dare per scontato un forte calo (gli ultimi sondaggi di Demopolis lo danno al minimo storico del 21 per cento) anche perché c’e’ una buona quota di astensionisti e indecisi. Meglio il Pd al 27, ma in crescita sono soprattutto le opposizioni: sinistra vendoliana, dipietristi e Lega. Umberto Bossi in particolare pensa che la frattura con Berlusconi sia ormai insanabile e che il Pdl obbedisca alle pressioni del Quirinale per continuare con il governo dei tecnici. “Lo fa per tattica elettorale“, replica l’ex premier, che comunque appare preoccupato della possibile perdita di molte roccaforti a livello locale.
Rosy Bindi critica il tentativo di tornare al proporzionale e sostiene che quella del governo tecnico è una stagione a termine: nel 2013 bisogna tornare al bipolarismo perché il compito di Monti non è di commissariare la politica. Ma questo schema rischia di infrangersi di fronte agli effetti delle manovre centriste.

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