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Il mare di Paolo Poli

marzo - 12 - 2012

Al Teatro Royal di Bari, Poli si mimetizza, con ironia e sarcasmo, fra canzoni, siparietti, monologhi, e giochi di parole

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Tratto dagli scritti dell’autrice contemporanea italiana, Anna Maria Ortese, composti nel lungo arco di tempo che va dagli anni Trenta ai Settanta, lo spettacolo evoca ricordi e situazioni a cui sembra quasi di assistere e prender parte, in una susseguirsi di numeri musicali e prosa.

Si viene trascinati in un flusso altalenante di ricordi di uomini e donne, che non sanno liberarsi delle loro tristezze: amiche che rievocano i tempi della loro giovinezza, ragazze che cavalcano il proprio sogno d’amore, memorie in un pomeriggio trascorso al bar, grigio evolversi di eventi in casermoni senza luci adiacenti a fabbriche, a cui seguono i distacchi musicali estranei agli eventi, ma che conducono verso una diversa pagina di storia, come considerazioni non estranee al racconto.

La scenografia, composta da imponenti tele dipinte con immagini che rimandano a quadri di fine Ottocento e inizio Novecento fra verismo e prime avanguardie, diverse ad ogni cambio scena, fa da sfarzoso sfondo ai luccicanti e variopinti costumi indossati da Poli e dagli altri quattro attori, Mauro Barbiero, Fabrizio Casagrande, Alberto Gamberini e Giovanni Siniscalco, sottolineando la recitazione  volutamente un po’ sopra le righe.

Dal repertorio della canzone popolare, vengono ripescate le filastrocche perdute che seguono la pièce e che spaziano anche fra brani come  “Si fa ma non si dice” e “Come prima”, o ancora “Besame mucho”, “Mambo italiano”, “Amor, amor, amor..”, “Legata a un granello di sabbia”, che permettono agli attori di giocare con l’arte del travestimento in modo intrigante e divertente.

Paolo Poli sicuro protagonista di uno spettacolo che rievoca quelli di rivista della metà del Novecento, tra abbigliamenti da soubrette, eleganti abiti anni Trenta, sviluppa una descrizione poetica ed ironica, dell’ amarezza e disincanto, di vite vissute quasi silenziosamente, testimonianze di sorrisi forzati e ghignanti, nel racconto di sentimenti, storie, colori e profumi.

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