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Il Gip Luigi Barone non ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura di Catania ed ha disposto l’imputazione coatta per concorso esterno all’associazione mafiosa e voto di scambio aggravato del presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, e di suo fratello Angelo, deputato nazionale del Mpa. Il governatore siciliano: Non mi dimetto

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Come disposto dal Gip Luigi Barone, entro 10-15 giorni la Procura di Catania dovrà coattivamente chiedere, a un nuovo Giudice per l’udienza preliminare, la richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno all’associazione mafiosa e voto di scambio aggravato per il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, e per suo fratello, Angelo, deputato per il Mpa. Ma contemporaneamente martedì prossimo proseguirà, con una nuova udienza, davanti alla quarta sezione del giudice monocratico di Catania, presieduta da Michele Fichera, il processo per reato elettorale ai due fratelli Lombardo. I due procedimenti dovrebbero continuare separati, con due capi di imputazione diversi.

Il processo in corso, che riguarda le elezioni alla Camera del 2008 e la compagna elettorale per fare eleggere Angelo Lombardo, nasce da uno stralcio dell’inchiesta Iblis su presunti rapporti tra mafia, politica, pubblica amministrazione e imprenditoria dopo indagine avviate da carabinieri del Ros su Cosa nostra di Catania.

Si tratta di  un ordinanza e le ipotesi che possono scaturire dall’imputazione coatta sono tre: il rinvio a giudizio, il rito abbreviato o il processo.

La posizione dei due fratelli Lombardo era stata stralciata dal fascicolo principale e l’accusa iniziale di concorso esterno all’associazione mafiosa è stata derubricata in reato elettorale con la citazione a giudizio diretta disposta dalla Procura davanti al Tribunale monocratico.

Adesso però, sullo stralcio dal quale era pendente l’accusa di concorso esterno all’associazione mafiosa, il Gip Barone ha disposto l’imputazione coatta per Raffaele e Angelo Lombardo, la cui posizione dovrà essere vagliata da un altro giudice che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio dei due imputati.

La scelta dell’allora procuratore facente funzioni, Michelangelo Patané, e dell’aggiunto Carmelo Zuccaro, che l’avevano motivata richiamando la sentenza di assoluzione della Cassazione su Calogero Mannino imputato di concorso esterno all’associazione mafiosa, non era stata condivisa dai quattro sostituti titolari dell’inchiesta, creando valutazioni diverse all’interno dell’ufficio. Il fascicolo dei fratelli Lombardo era stato avocato da Patané e Zuccaro, mentre il resto dell’inchiesta è rimasta affidata a due dei quattro pm: Antonino Fanara e Iole Boscarino.

La risposta del governatore siciliano non si è fatta attendere: “Non ho mai chiesto favori e voti ai mafiosi”, dice e aggiunge: “Non mi dimetterò, andrò avanti, anzi scriverò un libro sulla verità di questa vicenda”.

“Mi chiedo cosa farà adesso il Pd in Sicilia dopo l’incriminazione coatta del presidente della Regione Raffaele Lombardo? Non sono incidenti di poco conto. Sono cose serie. Questo è un tema che torna perché il predecessore di Lombardo è in carcere per gli stessi motivi”, dice Nichi Vendola.

Quella del leader di Sel non è una domanda di poco conto visto anche la vittoria di Ferrandelli alle primarie palermitane con una sponsorizzazione di quella componente piddina che, proprio sull’alleanza con il governatore siciliano, ha fatto da spartiacque nel partito. E ancora una volta, sul nome di lombardo il Pd mostra i suoi due volti.

“Non è in discussione l’appoggio politico da parte del Partito democratico, almeno non per ora”. Questa la risposta del  capogruppo del Pd all’Ars Antonello Cracolici, che definisce l’imputazione coatta una “telenovela”. “La telenovela continua, oggi è andata in onda una nuova puntata”, spiega. “Adesso – aggiunge Cracolici – toccherà ad un altro giudice pronunciarsi sull’eventuale rinvio a giudizio. Per quel che mi riguarda, il Pd sarà coerente con quello che abbiamo sempre detto: di fronte ad un rinvio a giudizio per fatti di mafia, interromperemo il sostegno al governo. Ma, ripeto, ci toccherà vedere ancora altre puntate prima che la telenovela finisca”.

Di tutt’altro avviso il senatore Enzo Bianco: “”Il procedimento giudiziario farà il suo iter, ma una pagina politica oggi si è chiusa. Il PD non ha alternative né altre opzioni: deve ritirare l’appoggio al governo Lombardo. Deve farlo per la sua storia, prima ancora che per motivi di statuto. Adesso lavoriamo tutti per una nuova stagione di autentico rinnovamento che porti la Sicilia fuori dalla attuale condizione”.

Per Erasmo Palazzotto, segretario regionale SeL,  ”la Sicilia non può avere un Presidente sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Lombardo si deve dimettere, solo questo gesto potrebbe ridare dignità alla politica nella nostra regione”. Da qui la richiesta di “chiudere definitivamente questa pagina oscura della storia siciliana” girata al partito democratico perché “non è possibile dirsi forza del cambiamento e allo stesso tempo sostenere col proprio voto un governo su cui grava l’ombra del compromesso con la mafia”.

E Fabrizio Ferrandelli, recente vincitore delle primarie palermitane del centrosinistra con il sostegno di Pd e Sel sa bene che si muove sul filo di un rasoio. “La Sicilia non può permettersi di avere un altro presidente della Regione rinviato a giudizio per mafia” è il commento a caldo. “Se dovessimo arrivare a questo punto si porrebbe una grandissima questione etica e morale da affrontare urgentemente con lo scioglimento dell’Assemblea – prosegue Ferrandelli -. Massimo rispetto per il lavoro che stanno svolgendo i magistrati e mi auguro per il bene della Sicilia e dei siciliani che venga fatta chiarezza al più presto”.

C’è poi il Terzo polo che fibrilla. E non a caso, viste le implicazioni nazionali per il ruolo e il peso dell’Mpa in Sicilia e il suo contributo alla costruzione dell’asse  Casini, Fini e Rutelli. La sofferenza maggiore  nella formazione di Fini e il messaggio inviato da Fabio Granata e Carmelo Briguglio, rispettivamente vice coordinatore nazionale e coordinatore regionale di Fli in Sicilia, è d’attesa: “Conosciamo Raffaele Lombardo e sappiamo, anche dai suoi atti di governo condivisi da assessori come Caterina Chinnici e Massimo Russo, che è persona ben diversa sia del maestro della Santelli, Cesare Previti, sia dall’ex ministro Romano e dai suoi amici come Pippo Gianni e si comporterà anche in questa circostanza con correttezza e coerenza rispetto alla complessa vicenda giudiziaria che lo riguarda, se e quando dovesse perfezionarsi il rinvio a giudizio”.

Ma il tempo stringe e la coperta politica concessa dai partiti che sostengono il governo regionale si potrebbe trasformare in un fazzoletto. Tant’è che a chiedere alla magistratura di “fare presto” è proprio Raffaele Lombardo che spiega: “L’imputazione coatta disposta dal Gip è preliminare ad un eventuale processo. Credo invece che nei comportamenti, nelle valutazioni dei partiti,  si comincia a valutare il mio rinvio a giudizio. Chiedo dunque che quella scadenza nella quale una decisione verrà presa, venga fissata al più presto, mi auguro che entro un mese si arrivi a questo appuntamento”.

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Un Commento finora

  1. Uter23 scrive:

    Ma . . anche se fosse accertato il voto di scambio . . dei fratelli Lombardo . .che cosa può succedere ? Nulla come fin’ora è già stato acclarato in altre zone geografiche Italiane ! Vedi Lombardia ( caso Formigoni / Trota ) , vedi Piemonte ( caso Cota ), vedi Lazio ( caso Polverini ) già : non vi sembra una coincidenza che tutti questi voti di scambio siano tutti del Partito Dei Ladri ? E che son passati tutti in Cavalleria ? Attivando il giuoco delle Tre carte con il passaggio da una Corte all’altra senza arrivare ad ammanettare nessuno . . ma che come al solito si usa sempre la solita formula Promoveatur ut amoveatur ?

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