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Partiti bancomat

aprile - 17 - 2012

Lusi, Belsito, Lavitola e De Gregorio: tutti si sono trovati a gestire fondi pubblici, dai quali hanno tratto benefici personali. Tutti hanno usato la politica come treno sul quale saltare per soddisfare ambizioni e avidità personali. Tutti sono responsabili della giusta indignazione pubblica, ma soprattutto del progressivo decadimento dell’immagine della politica, e dei partiti, dinanzi all’opinione pubblica.

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Come i nostri lettori sanno, ci occupiamo di cronaca giudiziaria solo quando questa incrocia in maniera significativa i fatti della politica. E in queste settimane abbiamo dovuto occuparcene parecchio, dall’affaire Lusi, tesoriere della Margherita accusato di aver abusato di 26 milioni di euro per scopi personali, alla sconcertante vicenda di Belsito e della Lega Nord, fino ai casi scottanti del Consiglio regionale lombardo. Nei casi di Lusi e Belsito, si trattava di denaro pubblico proveniente dai cosiddetti rimborsi elettorali, la cui quantità è talmente elevata che, in realtà, è un finanziamento pubblico mascherato ai partiti politici. La vicenda giudiziaria di Valter Lavitola, ex latitante consegnatosi ieri alla giustizia italiana, e di Sergio De Gregorio, senatore del Pdl, per il quale sono stati richiesti al Senato gli arresti domiciliari, apre la nostra riflessione su un altro scenario della politica italiana, e non solo per i fatti risalenti all’epoca berlusconiana.Vediamo intanto quali sono i capi d’imputazione per Valter Lavitola e Sergio De Gregorio. Sono sostanzialmente due, e molto rilevanti: corruzione internazionale e associazione a delinquere. La corruzione internazionale si riferisce al solo Lavitola per aver offerto tangenti al presidente e a membri del governo panamense per la costruzione di nuove carceri da parte di aziende italiane. L’associazione a delinquere coinvolge entrambi e si riferisce ai contributi pubblici per l’editoria, incassati per una cifra di 23 milioni e 200mila euro, tra la fine degli anni Novanta e il 2009. La contestazione dei magistrati inquirenti di Napoli si riferisce alla pubblicazione del quotidiano l’Avanti!, storica testata socialista, caduta nelle mani di faccendieri. I magistrati ritengono che per ottenere i cospicui finanziamenti pubblici per il quotidiano siano state falsificate fatture e dati di vendita. Nell’ordinanza di carcerazione, i giudici scrivono che, in realtà, quel denaro ha preso altre destinazioni, come fondi neri accumulati da Lavitola nei paradisi fiscali del Sudamerica, e da De Gregorio in stati quali Kazakhistan, Kurdistan ed Emirati Arabi. Questa, per il momento, la succinta vicenda giudiziaria.Il grande accusatore della coppia Lavitola-De Gregorio si chiama Andrea Vetromile, commercialista e collaboratore del parlamentare, anche in Commissioni delicate, come la Difesa e la Nato. Nella versione del grande accusatore, le biografie dei due s’incrociano fin dall’epoca craxiana. Lavitola non ha mai fatto mistero di essere sempre stato un fan di Bettino Craxi. Nelle foto che lo ritraggono su giornali e siti Internet, campeggia alle sue spalle, il poster di “Bettino”. E nemmeno De Gregorio è pentito di quel passato di cronista nelle fila del Partito socialista di Craxi, allievo di Joe Marrazzo, che lo chiamava “’O Uaglione” ai tempi in cui s’era ingegnato per intervistare Tommaso Buscetta a bordo di un traghetto.Quando il Psi craxiano muore sotterrato dalla scoperta di Tangentopoli e lo stesso Craxi è costretto a lasciare l’Italia per Hammamet, Sergio De Gregorio diventa il referente principale per mantenere in vita l’Avanti!. Più volte De Gregorio va da Craxi ad Hammamet per chiedere consigli su come rilanciare il quotidiano, che tuttavia percepiva già finanziamenti pubblici. È a questo punto che nasce e si consolida il sodalizio tra De Gregorio e Lavitola. De Gregorio cede a Lavitola la testata e la titolarità dei contributi pubblici, pur restando unico prestatore dei servizi giornalistici. Siamo nel 1995. Undici anni dopo, Sergio De Gregorio diventa senatore eletto nell’Italia dei Valori e lascia, apparentemente, il sodalizio con Lavitola. Fermiamoci qui per un attimo.Secondo il grande accusatore Vetromile, è qui che si annida la prima grande truffa del sodalizio. Per poter ottenere il finanziamento pubblico per l’editoria, occorre mantenere alcuni parametri nel rapporto tra diffusione e tiratura. Viene effettuata un’alchimia contabile, per restare nella quota minima prevista del 36 per cento. Intanto, gran parte di quel denaro viene drenato su società fittizie, tutte legate a Lavitola e a De Gregorio. Per questa ragione, l’atto di accusa dei magistrati parla di associazione a delinquere finalizzata alla distrazione di fondi pubblici. Fino al 2006, quel tesoretto serve a Lavitola per espatriare verso il Sudamerica, e a De Gregorio per “buttarsi” in politica. Lavitola costituisce una società schermo dedita alla commercializzazione di prodotti ittici, mentre, forte dei rapporti con Berlusconi, entra in contatto con grandi aziende pubbliche come Finmeccanica, e con imprenditori assai discussi, come Giangi Tarantini, coinvolto nello scandalo delle escort. De Gregorio tenta la scalata alle istituzioni, dapprima candidandosi alle regionali in Campania, ma senza successo, nelle liste della Dc di Rotondi. Poi, appunto nel 2006, viene eletto senatore nelle liste dipietriste. La parabola di De Gregorio ascende fino a transumare in Forza Italia, dove ottiene la presidenza della Commissione Difesa, e, secondo Vetromile, un cospicuo assegno da Berlusconi, pare di 500mila euro.Si ricorderà che nel 2006 governavano le forze dell’Ulivo e Prodi era premier di una maggioranza risicata, soprattutto al Senato. Perciò l’acquisizione di ogni singolo senatore avrebbe avvicinato la fine prematura della legislatura, come ben sappiamo. E non è tutto.In realtà, il segno distintivo che accomuna Lavitola e De Gregorio è proprio l’avidità, che supera qualunque scrupolo morale quando si tratta di ottenere benefici da Berlusconi. Così, Lavitola, da una parte s’ingegna a trovare e costruire dossier mirati (si ricordi la casa di Montecarlo che mise nei guai Fini due anni fa) e dall’altra, si propone per risolvere i guai economici dell’imprenditore Tarantini finito in grossi guai giudiziari (Lavitola sostiene di aver prestato centinaia di migliaia di euro a Tarantini per conto di Berlusconi).A sua volta, Sergio De Gregorio s’inventa un nuovo business, quello della organizzazione di associazioni e di emittenti per gli italiani nel mondo. Il senatore non ha mai nascosto di aver ricevuto da Berlusconi un finanziamento pari a un milione di euro per le sue imprese televisive. Ora, gli inquirenti napoletani sostengono che anche queste imprese fossero, in realtà, degli schermi per accumulare all’estero fondi neri.Lusi, Belsito, Lavitola e De Gregorio: la loro vicenda personale ha punti di contatto. Tutti si sono trovati a gestire fondi pubblici, dai quali hanno tratto benefici personali. Tutti hanno usato la politica come treno sul quale saltare per soddisfare ambizioni e avidità personali. Tutti sono responsabili, allo stesso modo, qualunque sia l’esito giudiziario, dello scatenamento della giusta indignazione pubblica, ma soprattutto del progressivo decadimento dell’immagine della politica, e dei partiti, dinanzi all’opinione pubblica. Tutti e quattro sono colpevoli di malversazioni punite col codice penale, ma l’effetto sulla fiducia nei partiti è stato dirompente.

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