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Lusi il “bancomat” che spara sulla Margherita e non solo

maggio - 18 - 2012

Lusi, davanti alla Giunta per le autorizzazioni al Senato, tira in ballo tutti i leader della Margherita. “Ero il garante di una spartizione 60/40 tra popolari e rutelliani“. Oltre a Rutelli, Bianco, Renzi, spuntano i nomi (ma senza riferimenti concreti) anche di Letta, Bindi, Franceschini. La Procura di Roma indaga. Mercoledì una nuova audizione

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Luigi Lusi si difende dalle accuse di appropriazione indebita e associazione per delinquere nella gestione dei soldi della Margherita e contrattacca chiamando in causa i vertici dell’ex partito confluito nel Pd. “Se parlo salta il centrosinistra” aveva detto l’ex tesoriere, in un fuori onda, quando all’inizio di maggio era arrivata la richiesta di arresto della Procura di Roma e, puntualmente, ha cominciato a parlare sollevando una raffica di smentite e annunci di querele.
Lusi ha messo in atto la sua strategia difensiva la scorsa notte quando è stato convocato dalla Giunta delle immunità del Senato che deve valutare se nella richiesta dei pm ci sia o meno “fumus persecuzionis”.
Il resoconto che si trova sul sito di Palazzo Madama è “sommario”, non dice nulla. Ma parlano i senatori che hanno ascoltato l’ex tesoriere della Margherita. Quelli che gli faranno altre domande, mercoledì. E che poi decideranno quale parere dare all’aula.
Circolavano versioni diverse ieri al Senato, filtrate a seconda delle sensibilità, e delle convenienze. Incrociavano vecchi veleni democristiani e nuove competizioni sulle spoglie elettorali. Quel che è certo è che durante l’audizione  Lusi ha lanciato le prime bordate ribadendo di aver dato soldi al sindaco di Firenze, al leader dell’ Api Francesco Rutelli e a Enzo Bianco su richiesta dei vertici del partito assicurando di “non aver mai agito di sua iniziativa“.
Ha cominciato a fare nomi e dare riferimenti precisi di dazioni di denaro. “Renzi ha richiesto dei soldi, circa 100 mila, anzi 120 mila euro suddivisi in tre fatture, poi Rutelli mi ha chiesto di non pagargli la terza e così ho dato a Renzi solo 70 mila euro“. E ancora: “Io ero il tesoriere – avrebbe raccontato – ovvero il bancomat del partito. Il garante di una spartizione 60/40 tra popolari e rutelliani“. Soldi anche a Enzo Bianco che avrebbe ricevuto 2un mensile di 3 mila euro, poi passato a 5.500”, mentre a una società di Catania legata al marito della segretaria di Bianco tra il 2009 e il 2011 sarebbero stati forniti circa 150 mila euro”.
E ancora altri nomi eccellenti, che scuotono il Partito democratico, colpito nei suoi vertici.
Incalzato dal relatore del Pdl, Ferruccio Saro, Lusi ha spiegato che a un certo punto nella Margherita si era deciso di spartire i soldi tra popolari e rutelliani, al 60 e 40 per cento, e che in base a questo avrebbe finanziato attività politiche di diversi leader. Non direttamente però, interagiva con persone di loro fiducia – le identificava come appartenenti a una corrente o a un’altra – che gli portavano le fatture dei diversi eventi. Dice anche, Lusi, che “è verosimile che alcune di quelle fatture fossero per prestazioni mai realizzate“. I nomi non li collega ai pagamenti. Solo dopo, quando gli chiedono chi fossero i capi di quelle correnti, cita Rosy Bindi, Beppe Fioroni, Dario Franceschini come popolari. Paolo Gentiloni ed Ermete Realacci come rutelliani.
Risponde anche a chi gli chiede dei dipendenti del partito: “Sono confluiti nel Pd, ma finché ci sono stato io – a gennaio – 4 o 5 erano distaccati alla Margherita, e lavoravano per l’Api di Rutelli”.
Riferimenti precisi smentiti dagli interessati. “Faremo – ha replicato Renzi – tutte le azioni, di natura civile e penale, verso chi dice cose non corrette“. Gli eventuali risarcimenti “andranno in beneficenza all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze”,  ha aggiunto Renzi che invita lusi e l margherita a “pubblicare sul sito tutte le fatture e tutto ciò che è stato finanziato. A quel punto non c’è trucco, non c’è inganno. E vediamo chi dice bugie’“.
Rutelli ha definito Lusi: “ladro senza vergogna, mentitore e inquinatore pericolosissimo, paragonabile nei comportamenti al ben noto calunniatore Igor Marini”, annunciando una nuova querela per “le gravissime calunnie” pronunciate davanti alla Giunta del Senato. “Tutto è stato fatto alla luce del sole, come è nella mia storia e nella mia tradizione politica”,  ha assicurato Enzo Bianco che ha accusato Lusi di voler “distrarre l’attenzione dalle malversazioni o, peggio, ancora di intimidire“.
Tra i popolari, Beppe Fioroni lo ha detto fin dall’inizio: “Se Lusi ha finanziato iniziative politiche o elettorali di persone della Margherita, poi transitate nel Pd, anche miei amici, ha fatto una cosa perfettamente legittima. I finanziamenti elettorali a questo servono. Ma non c’era alcun patto spartitorio”.  Come Dario Franceschini: “La Margherita sosteneva singole iniziative a ogni livello, senza nessun patto spartitorio, ma come avviene in tutti i partiti secondo modalità decise dal tesoriere“. “Finanziare iniziative politiche era più che lecito, doveroso – dice il “rutelliano” Gentiloni – niente a che fare con i reati su cui giustamente indaga la magistratura”.
Sarà forse “tutto regolare”, ma intanto è indubbio che negli ambienti dell’ ex Margherita , Pd compreso, si vive in un clima di attesa di altre rivelazioni visto che l’ex tesoriere accusato dalla magistratura di “aver saccheggiato sistematicamente”  le casse del Partito per pagarsi case, ville, lavori di ristrutturazione e pranzi di nozze sarà ascoltato dalla Giunta anche mercoledì 23 maggio.
Peraltro in ambienti del centrosinistra inizia a circolare il sospetto – se non altro preventivo – che tra Lusi e Pdl si sia stretto un patto che vedrebbe l’ex tesoriere “vuotare il sacco” ai danni dei suoi ex alleati in cambio di un voto contrario del centrodestra alla richiesta di arresto.

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