Dopo 25 anni dalla prima elezione di un leghista (Umberto Bossi) a Palazzo Madama e di presenza ininterrotta di esponenti del Carroccio in Parlamento, l’ipotesi di non candidarsi alle prossime elezioni politiche, ventilata oggi da Roberto Maroni (“decideremo al Congresso”) non è una suggestione di fantapolitica
Siamo di fronte a una nemesi davvero incredibile, per un partito “rivoluzionario”, anti-sistema, creato per “fare pulizia”. La situazione porta, in ogni caso, a riflettere, e a fare un bilancio storico dell’intera vicenda leghista, originatasi con l’obiettivo di rappresentare e tutelare “gli interessi” del Nord.
Il tesoriere, Francesco Belsito, è indagato per truffa ai danni dello Stato, riciclaggio e appropriazione indebita nell’ambito di un’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, e dai pm Roberto Pellicano e Antonio Filippini che ipotizzano tra l’altro che sarebbero stati “distratti soldi pubblici”, “per sostenere i costi della famiglia Bossi”. Nell’inchiesta anche un presunto legame con la ‘ndrangheta
Il segretario del partito di Berlusconi: “Queste elezioni rappresentano i titoli di coda di un film che sta per chiudersi. Gli elettori ci vedranno senza la Lega al Nord, anche se ancora nutriamo qualche speranza. Per sostenere Monti abbiamo pagato un dazio altissimo”. In attesa di una batosta annunciata, il Pdl prova a riposizionarsi
Da Bruxelles Berlusconi “apre” a un’alleanza con Udc Api e Fli, che coinvolga anche i Democratici, ma è nettamente contrario il Pd ( o almeno il segretario): “E’ un’ipotesi che non esiste”
Tornare a essere un partito di sola “lotta”, dopo essere stati anche “di governo”, è facile, ma non del tutto credibile, stante l’eredità che la Lega si porta dietro
Stop and go nel dialogo tra i partiti per la revisione del sistema istituzionale e in particolare della legge elettorale. Dall’incontro Pdl – Terzo Polo emerge la conferma che il dialogo tra i partiti della maggioranza prosegue. Ma in Senato la conferenza dei capigruppo non riesce a fissare la road map a causa di divergenze sulla tempistica. Schierati Pdl e Lega da una parte e Pd – centristi dall’altra. Si fanno evidentemente sentire la minacce di Bossi sull’eventuale conferma dell’alleanza con il Pdl
No al “governo infame” dei professori ed un avvertimento a Silvio Berlusconi: “molli” Monti “o non riuscirà a tenere in piedi il governo della Lombardia, dove ne stanno arrestando uno al giorno”, anche perché la Lega “ha la forza di andare da sola”. Il senatur però si trova inaspettatamente a fare i conti con quelle divisioni interne che nemmeno i suoi continui inviti ad “abbracciarsi” per sancire “la pace di Milano” riescono a ricomporre
Umberto Bossi e l’ex ministro dell’Interno hanno siglato una tregua armata tra veti incrociati e veleni che, raccontano, non potrà durare a lungo se si dovesse continuare così. L’obiettivo, almeno nelle intenzioni dei “maroniani”, è convocare i congressi al più presto, per scongiurare strappi e arrivare in autunno al Congresso federale (l’ultimo, quello a Forum di Assago, risale al 2002). La dead line è fissata lunedì prossimo, quando si celebrerà il Consiglio federale del partito, che si annuncia decisivo per il futuro del partito



